Diffusione del Caffè in Italia e nel mondo

Nel mondo occidentale

Il caffè fece la sua comparsa in occidente nella seconda metà del seicento: gli studiosi ne hanno fissato l’ingresso ufficiale nell’anno della sconfitta e cacciata dei turchi che assediavano la città di Vienna. Dopo la cacciata degli Ottomani, nei loro accampamenti, furono trovati dei sacchi pieni di strani chicchi scuri che nessuno aveva mai visto e che soprattutto nessuno sapeva utilizzare. Fu un certo Kolschitzky, un polacco che aveva vissuto a lungo in Turchia, a farsi consegnare i sacchi e ad aprire subito una bottega del caffè dove serviva ai Viennesi una bevanda nera ed amara, che però sulle prime non venne apprezzata. Ma Kolschitzky non si perse d’animo: mescolò caffè con miele e latte, ottenendo una bevanda molto simile al cappuccino di oggi. Il successo fu immediato e così nacque il primo caffè del mondo europeo che fu chiamato “la bottiglia blu”: fu il primo trionfo per il caffè nell’occidentale.

 

Il caffè in Italia

Nella seconda metà del secolo XVI il caffè come merce varcò i confini orientali per approdare in Europa: fu durante l’epoca dei grandi velieri che solcavano il Mediterraneo, che il caffè venne introdotto nei maggiori del nostro continente.

Come è stato già detto, il caffè fece la sua comparsa a Venezia intorno al 1570. Il merito di averlo introdotto in Italia spetta al padovano Prospero Alpino, noto botanico e medico, che ne portò alcuni sacchi dall’Oriente.
I Veneziani, quindi, per primi impararono a gustare la bevanda. All’inizio, comunque, il costo della bevanda era molto alto e solo i ricchi potevano permettersi il lusso di acquistarlo, poichè esso era venduto in farmacia.
Dopo l’apertura della prima “bottega del caffè “, molte altre ne vennero aperte a Venezia, tanto che il proprietario del prima “caffetteria” fu costretto, per battere la concorrenza, a pubblicare un libretto che esaltava i pregi salutari del prodotto. Siamo nel 1716 e questo “opuscoletto” può essere considerato un primo documento pubblicitario personalizzato della bottega di un caffettiere.
Nel 1763 Venezia contava ben 218 locali. In breve tempo il caffè divenne un prodotto di alto gradimento, spesso segno di amicizia e di amore: nella città di Venezia, agli inizi del Settecento, corteggiatori ed innamorati presero l’abitudine di inviare alle predilette del cuore vassoi ricolmi di cioccolata e caffè quale devota espressione di affetto.

Anche in Italia, come in altri paesi, l’introduzione del caffè si scontrò col parere di alcuni esponenti della Chiesa, tanto che alcuni fanatici cristiani incitarono il Papa Clemente VIII ad interdire la “bevanda del diavolo” ai fedeli. Ma il Papa, assaggiatane una tazza, non fu contrario al suo uso. Grazie all’approvazione e alla benedizione papale, il caffè moltiplicò i suoi successi.
Il caffè apprezzato dagli uomini di cultura del Settecento, che gli diedero l’appellativo di “bevanda intellettuale”, suscitò interesse, non solo per la sua caratteristica di “infuso ristoratore”, ma anche per le sue qualità curative (in un volantino fatto stampare a Milano nel 1801 si documentava l’alto prestigio che alcuni medici attribuivano al caffè come medicina “tocca sana”).

 

Presso gli Arabi

Leggende e tradizioni a parte, già tra i secoli XIV e XV, il caffè come bevanda risultava notevolmente diffuso presso gli arabi (Arabia, Yemen, Siria, Egitto), dove era consumato soprattutto per tenersi svegli durante le orazioni notturne.
Per non diffondere il segreto di una pianta considerata magica e preziosa, gli arabi all’inizio non ne favorirono, anzi ne proibirono l’esportazione, anche perchè in Arabia fino al 1400 i grani di caffè oltre che come bevanda, venivano utilizzati da alcuni medici con finalità curative. Col tempo però la sua propagazione passò da un convento musulmano all’altro, fino a conquistare l’intero mondo arabo.
Alla Mecca e a Medina già dal XV secolo erano presenti le prime mescite pubbliche. Gli uomini vi entravano e degustavano un caffè amaro (solo in seguito venne introdotto l’uso di zuccherarlo) e denso, per cui gli effetti eccitanti erano frequenti. In quelle botteghe, arredate e variopinte secondo la moda orientale, l’incontro continuava tra l’ascolto della musica e lo svolgersi dei tipici giochi popolari.
Ciò nonostante, l’uso della bevanda incontrava ostacoli proprio presso la popolazione araba, in quanto i suoi effetti eccitanti contrastavano con i rigidi imperativi della legge islamica. Alcune autorità ne condannarono l’uso nei locali pubblici: si assistette alla chiusura delle botteghe del caffè e all’arresto dei negozianti ed al sequestro delle scorte rinvenute in deposito, le quali vennero bruciate pubblicamente. Fu grazie al Sultano d’Egitto, che revocò gli ordini emessi, che il caffè raggiunse una diffusione così ampia, da divenire una bevanda sempre più popolare. Nonostante la bevanda continuasse ad affermarsi, la sua sorte subì ancora alterne vicende e contrarietà soprattutto per l’ostilità delle autorità religiose islamiche, le quali constatarono che all’aumento delle frequenze nelle bettole, corrispondeva la diserzione dei fedeli dalle pratiche nelle moschee.
Si decise di allarmare la popolazione con un provvedimento che rendesse noti i danni che il caffè arrecava all’organismo umano. Non tardarono addirittura persecuzioni fisiche ed ideologiche: dai pulpiti si tuonava contro tale bevanda predicando che, non solo era vietata dalle leggi, ma che berla costituiva peccato ancor più grave dell’ intrattenersi nelle bettole. Per intimorire il popolo, alcuni religiosi islamici cominciarono ad affermare che, nel giorno del giudizio universale, il volto di coloro che avevano assunto la bevanda, sarebbe apparso più nero della pentola con la quale l’avevano preparata. Le autorità temevano che nelle botteghe di caffè si potesse sviluppare una tendenza alla ribellione; mentre i religiosi, constatando una minore partecipazione alle funzioni religiose, temevano di perdere il loro prestigio. Nulla valse, però di impedire che si continuasse a bere il caffè almeno privatamente: in breve, divenne la bevanda ufficiale e più diffusa, tanto da meritarsi il titolo di “vino dell’Islam”.

 

Nella Francia del Re Sole – Il caffè nel periodo napoleonico

In Francia il caffè fu introdotto nel 1644 da alcuni mercanti marsigliesi provenienti dall’Oriente. Infatti una notevole affermazione della bevanda si registrò intorno al 1660 proprio a Marsiglia, dove nel 1671, alcuni privati inaugurarono, sul modello di Costantinopoli, la prima bottega pubblica di caffè. Questa fu situata nel quartiere frequentato dai più facoltosi mercanti e naviganti, i quali si incontravano nel locale non solo per bere una tazza di caffè fumante, ma anche per giocare, fumare ed organizzare viaggi di affari.
Alcuni viticoltori francesi, vedendo compromessa la vendita del proprio prodotto, cominciarono una propaganda negativa sul caffè avvalendosi dell’appoggio di alcuni medici. Fu così che gli stessi misero in circolazione una storiella persiana che tendeva a dimostrare quanto il caffè favorisse l’impotenza e, dunque, fosse nemico dell’amore. Persino il Consiglio Comunale di Marsiglia dichiarò bevanda “perniciosissima alla salute”. La popolazione al contrario, constatando il carattere irruente degli arabi, tra i primi a far uso del caffè non si lasciò persuadere da quelle dicerie e continuò a bere l’elisir orientale.
Analogamente a Marsiglia, anche Lione, Tolosa, Bordeaux e Parigi ospitarono altre case del caffè. L’unica cosa che non incontrò subito il favore del pubblico, fu il sapore amaro del caffù in quanto non si diffuse immediatamente l’abitudine a zuccherarlo. Quando, però la bevanda fece la sua apparizione presso la corte di Luigi XIV le botteghe di caffè ottennero maggiore fortuna. Luigi XIV si innamorò talmente della bevanda da prepararla personalmente, anche quando doveva offrirla agli ospiti. Tenuto così in alta considerazione dai sovrani, il caffè divenne di moda tra tutti i membri della Corte.
Principalmente le botteghe del caffè sorsero all’ombra del celebre teatro della “Commedie Francaise” : la prima, aperta nel 1679, fu il primo esempio di caffè teatrale, prototipo dei futuri caffè europei.

Ben più importante fu la seconda bottega aperta nel 1686 e situata di fronte alla “Commedie Francaise”, rimasta celebre col nome del suo fondatore “Cafè Procope”. Questo locale fu meta ambita di filosofi, artisti, sociologi, uomini politici, letterati: Diderot, Fontanelle, Voltaire e molti altri lo frequentarono tanto che in tutta Europa il suo nome rappresentò il simbolo di un prestigioso centro politico – letterario. Da esso altri caffè ereditarono la consuetudine di ospitare artisti e intellettuali che vi si radunavano per disputare e confrontarsi e talvolta per lanciare qualche manifesto e nuove idee.

Sempre a Parigi, pure celebre fu il “Cafè de la Regence” , sorto sul finire del Settecento e divenuto famoso perché in esso erano soliti recarsi scrittori famosi. Fu per importanza, il secondo caffè di Parigi, aperto da un fiorentino che lo rese famoso anche per i sorbetti ed i gelati.

Fu quindi epoca di splendore per il caffè tanto che anche Napoleone si dice fosse grande amante della bevanda calda e fumante. In coincidenza del blocco imposto dal 1806 al 1813 contro la Francia dagli Alleati, al popolo vennero a mancare prodotti di prima necessità tra cui anche il caffè. L’imperatore suggerì ai Francesi di accontentarsi del surrogato a base di cicoria e vietò l’ uso del caffè. La cosa, però ebbe vita breve: ben presto il caffè riprese il posto che sempre aveva avuto nelle abitudini quotidiane dei Francesi.

 

In Germania

La diffusione del caffè in Germania ritardò di alcuni anni per la forte predilezione del popolo alla birra, ma poi andò incontro ad esito positivo, tanto da far registrare una sensibile recessione nel consumo della birra.
Il primo caffè tedesco data l’anno 1679 e fu aperto da un commerciante inglese ad Amburgo. Tra le città che videro l’apertura di questi locali, ricordiamo Francoforte, Lipsia, Norimberga, Berlino.
Il caffè dunque, fece rapidamente tanta strada e riuscì ad occupare un posto talmente di riguardo nel commercio tedesco, da suscitare le lamentele dei birrai e da creare qualche problema nel bilancio dello stato. Federico II di Prussia dovette prendere severe misure per frenare il fiorente mercato del caffè per risollevare il bilancio dello Stato. Emise, così un decreto con cui si prefisse il monopolio della torrefazione: l’esclusiva della tostatura dei grani, da quel momento, doveva appartenere allo Stato. Provvedimento certamente antipopolare: difatti le classi più abbienti poterono facilmente procurarsi l’autorizzazione.
Il decreto, promulgato il 21 gennaio 1781, proibì a chiunque di possedere o cedere caffè torrefatto o da torrefare, pena la multa di dieci libbre. Parimenti, vietò a chi non fosse autorizzato, di tostare a casa propria o altrui i grani. Inoltre quanti possedevano già caffè in grani dovettero informare, entro otto giorni, l’ufficio di concessione governativo.
Un episodio particolare riesce a darci un’idea dell’importanza del caffè. Nella periferia di Berlino furono create delle oasi di ristoro dove i turisti avevano modo di sostare per rifocillarsi, bevendo latte e caffè. Poichè l’iniziativa si pose in contrasto con le norme vigenti, ai proprietari fu ben presto vietato il commercio del caffè. Per ovviare a tale ostacolo, i proprietari decisero di rifornire i gitanti solo di tazze ed acqua calda, ma avvisando i turisti che era possibile prepararsi i caffè da soli. Alla morte del sovrano, fortunatamente, fu eliminato il divieto restrittivo.

 

In Inghilterra

L’Inghilterra, conosciuta come il paese gran consumatore di tè dalla seconda metà del XVII secolo vide aumentare l’influenza del caffè tra tutta la popolazione.
Nel 1652 il negoziante inglese Daniel Eduard, di ritorno da un viaggio in Oriente, fece conoscere i grani di caffè ai suoi amici, offrendo la bevanda a casa sua. Sul suo esempio molti intellettuali cominciarono a radunarsi nelle case private, formando dei club, per gustarlo, mentre erano intenti in discussioni di arte, letteratura, politica. La buona accoglienza riservata al prodotto incoraggiò alcuni privati ad introdurre la bevanda a Londra, in locali pubblici. L’esempio partì proprio da Daniel Eduard, che fece aprire il primo e celebre caffè pubblico detto “Michael’s Alley”.

Dopo un quarto di secolo dall’apertura del primo caffè Londra ne contava oltre trecento e, per attirare più clientela, nel primo locale pubblico venne diffuso un singolare manifestino sul caffè oggi conservato al British Museum.
La fortuna del caffè in Inghilterra fu dovuta al fatto che la bevanda servì a combattere la piaga dell’alcoolismo, molto diffuso nella società inglese intorno alla seconda metà del XVII secolo. La propaganda contro l’alcool condotta dai medici del tempo, evidenziò i malanni, che l’abuso delle bevande ad alta gradazione comportava in quanti le assumevano, favorì l’ avvicinamento e quindi, l’affermarsi dello stesso, il cui consumo placò notevolmente il vizio dell’ubriachezza. Nonostante ciò in questa nazione, il caffè ebbe qualche periodo di incertezza. Infatti, a causa della crescente popolarità dei nuovi locali, le donne si sentirono trascurate dagli uomini, sempre più spesso radunati nei caffè e per questo diffusero, nel 1674, una petizione contro la bevanda. In risposta al libello femminile, gli uomini fecero stampare un documento analogo, col quale mirarono a confutare le insinuazioni calunniose.

Effetti più drastici, anche se per un periodo breve, furono provocati da un provvedimento reale contro il caffè. Il sovrano Carlo II d’Inghilterra, timoroso che i caffè fossero, in realtà locali per preparare manifestazioni sediziose, nel dicembre del 1675, ordinò la chiusura repentina dei locali. Il provvedimento suscitò un diffuso malcontento popolare e il sovrano fu costretto a revocarlo dopo appena una settimana. I due episodi fecero registrare non solo la sconfitta degli avversari del caffè ma sopratutto l’affermazione della libertà individuale dei cittadini e, di riflesso, un nuovo impulso ad apprezzare la bevanda con il conseguente intrattenimento nei caffè.

 

Negli Stati Uniti

In quelle terre il caffè arrivò intorno al 1670 ad opera dei colonizzatori che imposero abitudini e costumi europei. Pur presente in forma limitata, il caffè si affermò specialmente dopo la seconda metà del secolo XVIII, conquistando velocemente i mercati delle più importanti città americane.

 

Svezia: incredibile vicenda

Una curiosità sul caffè è ambientata in Svezia, dove nel Settecento si assistette ad un focoso diverbio tra due gruppi di cittadini. Uno di essi vantava il caffè come bevanda superiore al thè, mentre l’altro gruppo sosteneva il contrario. Per dirimere il dubbio Re Gustavo III di Svezia dispose che a due fratelli gemelli condannati a morte, rinchiusi nelle carceri di Stoccolma, si desse da bere ad uno solo caffè, all’altro invece solo thè in breve i fatti avrebbero dimostrato chi dei due sarebbe morto per primo.
Osservati da medici e magistrati iniziò l’esperimento, mentre vari cittadini scommisero e profetizzarono su chi dei due avrebbe resistito. Paradossalmente i due sopravvissero per diversi anni, mentre i medici che li sorvegliavano, i loro giudici, lo stesso Re, scommettitori e curiosi vari, morirono prima dei due condannati.
Dei due morì per primo il gemello del thè, non per colpa della bionda bevanda ma a causa della rispettabile età di 83 anni, quindi oltre 50 anni dopo l’esperimento; l’altro pare che abbia finito la sua vita quasi centenario.

 

Il caffè in Turchia

Quando il caffè iniziò a diffondersi presso i Turchi, forse per iniziativa di quanti ne traevano vantaggio economico, circolava voce che Allah, prima della creazione, avesse bevuto caffè, tè nel giorno del riposo e vino quando Adamo ed Eva osarono disobbedirgli. Il racconto, in maniera allegorica, voleva dimostrare che il caffè, aguzzando l’intelligenza, stimolava la creatività e la fantasia.
Durante il regno di Solimano il Magnifico nella città di Costantinopoli vennero aperti dei locali, i primi “caffè riservati a persone distinte”, che presero il nome di “scuole delle persone colte” o “scuole della sapienza” e, pertanto, il caffè ivi sorbito era detto “il latte dei giocatori di scacchi e dei pensatori”.
Aperti sotto questa luce, ben presto divennero luoghi per elite, sempre più numerosi, ed in essi confluivano diplomatici e studiosi, artisti e poeti, scrittori e letterati, intellettuali e pubblici funzionari. A qualsiasi ora del giorno e della notte, si assaporava la tonificante bevanda. Non per niente ancora oggi è rimasto famoso il modo di preparare il caffè alla turca”. Il tempo trascorso a sorbire la calda e scura bevanda era ormai non solo un momento di relax, ma anche un’occasione di comunicazione e di confronto: era terminata la fase in cui il caffè non era visto di buon occhio.

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